VIDEOSORVEGLIANZA

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Per la realizzazione di un'impianto di videosorveglianza, è buona regola seguire le 4 fasi indicate di seguito

FASE 1:

DEFINIZIONE del numero di AREE da sorvegliare.


Effettuare un sopralluogo insieme al cliente con l’ausilio di una piantina
dell’area da sorvegliare.

 

 

FASE 2:

DEFINIZIONE del RISULTATO ATTESO
per ogni area da sorvegliare.


Per ogni area da sorvegliare, definire con il cliente il risultato atteso, che nella maggior parte dei casi rientra in una di queste tre casistiche: 1)identificazione
2)riconoscimento

3)rilevamento di un intruso.

 

FASE 3:

DEFINIZIONE DEL N° di telecamere e del posizionamento.


La quantità di risultati attesi determina il numero di telecamere necessarie.
Per ogni telecamera si identifica la posizione piu’ opportuna per l’installazione considerando i seguenti
parametri:

1)le dimensioni degli oggetti da inquadrare (risultati attesi)

2)la distanza fra essi e la posizione dove si vuole
installare ogni telecamera

3)i requisiti installativi della telecamera

(interno/esterno, fuorimuro/soffitto/incasso, etc.).


NOTA: Prestare attenzione affinchè l’utilizzo delle telecamere avvenga nel rispetto della normativa vigente, sia in materia di Privacy che di tutela dei lavoratori.

FASE 4:

SCELTA DEI DISPOSITIVI PIÙ IDONEI al raggiungimento del risultato voluto.


E’ ora possibile identificare i prodotti necessari alla realizzazione
dell’impianto: telecamere, videoregistratori, monitor, accessori.

 

 

Videosorveglianza:

informativa obbligatoria

Nel momento in cui un soggetto sta per accedere a una zona sottoposta a videosorveglianza, deve sempre essere informato della presenza delle telecamere mediante una specifica informativa.

La mancata o errata presenza di cartelli informativi può comportare gravi sanzioni amministrative.

 

Informativa: i cartelli

Come afferma il paragrafo 3.1 del provvedimento generale in tema di videosorveglianza dell’08.04.2010, tale informativa deve essere conforme a quanto stabilito dall’art. 13 del Codice Privacy e può essere resa in forma “minima” (semplificata), indicando il titolare del trattamento e la finalità perseguita seguendo il fac-simile presente nell’allegato al provvedimento generale.

Un secondo allegato al provvedimento generale mostra una differenza grafica all’interno del cartello informativo che rimanda alla presenza di dispositivi collegati alle Forze di Polizia, i contenuti di titolarità e finalità sono i medesimi con l’aggiunta di un’icona che sottolinea la visualizzazione dei contenuti da parte del corpo di Polizia.

Tali differenze sono chiare alla visione del cartello informativo rendendo l’interessato consapevole non solo riguardo la presenza di telecamere ma anche su quali siano le modalità di trattamento dei dati.

Tuttavia, il Garante ritiene auspicabile che l’informativa rinvii a un testo completo, contenente tutti gli elementi dell’art. 13, comma 1, del Codice Privacy e che sia disponibile senza oneri per gli interessati e accessibile anche con strumenti informatici o telematici.

 

Le caratteristiche dei cartelli informativi

Il supporto deve essere accessibile e chiaramente visibile a tutti gli interessati rispettando determinate caratteristiche: esso deve essere posizionato prima del raggio di azione della telecamera o nelle sue immediate vicinanze, non necessariamente a contatto con gli impianti.

Deve essere chiaramente visibile e riconoscibile mediante il suo formato e collocamento, in ogni condizione di illuminazione ambientale, anche in orario notturno.

Inoltre, può inglobare un simbolo o una stilizzazione di esplicita e immediata comprensione, nel caso diversificati, al fine di informare se le immagini siano solo visionate o anche registrate.

 

Informativa omessa o inidonea

Nel caso in cui l’informativa risulti omessa o inidonea, ai sensi dell’articolo 161 del Codice Privacy, i titolari del trattamento sono puniti mediante la sanzione amministrativa del pagamento di una somma che va da seimila euro a trentaseimila euro.

Le forme più diffuse di inidoneità dell’informativa sono l’errata collocazione del cartello poiché, secondo la Cassazione – Luglio 2016, va collocato prima del raggio di azione delle telecamere e la sua mancata compilazione, con l’indicazione del titolare e della finalità.

 

Un esempio pratico

Un esempio di inidoneità dell’informativa riguarda una farmacia comunale (punita con il pagamento di euro 2.400,00, a titolo di sanzione amministrativa pecuniaria, per violazione dell’art. 13 del Codice in materia di protezione dei dati personali) che registrava, tramite telecamere, l’ingresso del negozio, ma aveva affisso il cartello di informativa sulla presenza delle telecamere stesse all’interno della farmacia.

Dunque, i passanti e i clienti erano ignari della presenza della telecamera a causa dell’errato posizionamento del cartello informativo che si sarebbe dovuto trovare fuori dal negozio e ben visibile a tutti.

 

Conclusioni: molta attenzione all’informativa

In definitiva, durante l’installazione di un impianto di videosorveglianza, va posta particolare attenzione, cura e considerazione alla corretta collocazione della “cartellonistica” riguardante l’informativa sulla videosorveglianza pena gravi sanzioni amministrative.

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